IERI
  • Semina (ed operazioni preliminari): alle nostre latitudini si effettua a maggio; non prima di metà marzo, per le specie precoci (addirittura metà febbraio per alcune nuove varietà).
  • Taglio e prima essiccazione nel campo: piena fioritura per le varietà tessili industriali (circa in agosto), al suo termine per varietà cellulosiche, da seme ed alcune tessili (per le quali si può prolungare fino ad ottobre). Avveniva "a mano", con falcetti simili a quelli da fieno. L’inclemenza del tempo atmosferico poteva costringere a ripetere più volte le operazioni da questo punto in poi.
  • Sbattitura: le piante venivano liberate da foglie ed infiorescenze residue, da cui si ricavavano concime naturale e semi per l'anno successivo, quindi disposte in alti coni di canne cinturate.
  • Cavallo di legno: il piede delle canne veniva pareggiato mediante battitura con una tavoletta di legno, munita di manico, quindi si passava alla tiratura e alla confezione di lunghe mannelle della stessa lunghezza, legate alle estremità e disposte di nuovo a cono.
  • Taglio della cima e prima raccolta di combustibile per il camino e per il forno: le mannelle venivano quindi legate in fasci di 3 m circa e 60-70 cm di diametro.
  • Macero: trasportati sui carri, venivano scaricati in appositi specchi d'acqua di circa un metro di profondità, uniti in zatteroni di fasci e mannelle e caricati di pietre per l'immersione totale. Dopo una settimana di macerazione e controlli periodici (per intervenire tempestivamente in caso di rottura di funi, per cui era necessario portare all'asciutto la zattera, smontarla e rifarla), si entrava nell'acqua ormai schiumosa, maleodorante e fitta di insetti, si recuperavano e si ammonticchiavano le pietre, si smontavano le zattere e si sbatteva ogni singola mannella in acqua, per poi lanciarla sulla riva; trasportate nei campi per la seconda essiccazione, venivano ridisposte a covone conico.
  • Per la stigliatura: si confezionavano piccoli mazzi bianchi e leggeri, accatastati nel cortile, che in poco tempo diventavano provvisoria dimora di numerosi ragni e bruchi. Varie persone si radunavano per l'installazione e il carico della macchina stigliatrice o scavezzatrice, che frantumava gli steli per facilitarne la successiva eliminazione della parte legnosa; quindi si formavano covoni a forma di casa con tetto spiovente, coperti con materiale di fortuna, per proteggere la fibra dalla pioggia.
  • Gramolatura: per separare accuratamente fibra e parte legnosa le mannelle erano strette nella gramola e tirate più volte; s'immagazzinava quindi la fibra sottoforma di provvisori fagotti e si raccoglievano per la seconda volta frammenti legnosi, come combustibile.
  • Mazze: si riportavano i fagotti sull'aia, per aprirli e separare le fibre in base alla lunghezza, lucentezza, bianchezza e morbidezza, per legarle quindi in mannelle a bambolotto, a loro volta riunite in grandi balle a parallelepipedo, dette "mazze"; a questo punto si attendeva l'arrivo del negoziante per la valutazione e la vendita, al termine delle quali si procedeva all'ultima operazione di carico, sul mezzo dell'acquirente.

OGGI

  • Rotoballe: dopo la preparazione del terreno, la semina ed il taglio tramite apposite attrezzature meccaniche, si procede alla raccolta in rotaballe ed al loro trasporto verso l'impianto di prima lavorazione, situato preferibilmente entro un raggio di 40-50 km, per esigenze dello stesso trasporto; solitamente l'impianto, per poter funzionare a pieno regime, necessita di almeno 1000 ettari di coltivazione ed una quindicina di operai specializzati.
  • All'impianto: è progettato sulla base delle tecnologie per il lino, modificate fino alla definizione di lame e meccanismi atti a far fronte alla straordinaria resistenza della fibra di canapa; il materiale delle balle viene analizzato (qualità, peso, umidità, impurità, stato di macerazione) ed immagazzinato.
  • Macchina d'apertura: rimossi manualmente i cerchi di confezionamento delle balle, un apposito nastro le trasporta alla suddetta macchina, che provvede a rifornire le unità gramolatrici di quantità prestabilite di materiale.
  • Unità gramolatrici: gli steli vengono privati delle parti corticali e legnose senza essere strappati; queste ultime vengono raccolte su di un secondo nastro, diretto ad un altro settore di lavorazione.
  • Pulitore: lo stadio successivo prevede la pulizia profonda delle fibre e l'aspirazione delle polveri residue, anch'esse utilizzabili con altri impianti.
  • Apertura: Si passa quindi ad una sequenza variabile di apritori delle fibre e dosatori, lungo la quale, a seconda delle esigenze industriali di impiego, si può sospendere il ciclo ad un determinato stadio o proseguire oltre.
  • Uscita: le fibre vengono pressate e confezionate in balle, in attesa dei trasporto. Le eventuali macerazioni avvengono sempre automaticamente, preferibilmente per via enzimatica, per abbreviare i tempi. Tuttavia, finora, la macerazione in acqua dà ancora luogo a fibre qualitativamente migliori.