La prova della prima utilizzazione di questa malvacea come specie da fibra tessile è stata annunciata soltanto recentemente.
Nel 1972, una équipe di archeologi dell'ISMEO - Istituto per il Medio e l'Estremo Oriente dell'Università di Roma, in uno scavo effettuato a Shahr-l-Sokhta, nel Sistan Persiano, ha rinvenuto una cordicella di kenaf risalente al III millennio e che risalirebbe al 2400-2800 a.C. (Comunicazione personale del Prof. Costantini - ISMEO - Roma). Trattasi dunque di un manufatto tessile.
In periodo storico, il primo impiego del kenaf è avvenuto ad opera delle popolazioni del continente indiano che - per la più ampia adattabilità della specie in rapporto alla juta - lo hanno da sempre utilizzato nelle aree marginali al bacino monsonico del continente asiatico.

E' dunque in quest'area che dalla seconda metà del 1700 molti ricercatori inglesi si interessarono a questa specie ed alla sua coltivazione: ciò avvenne sia con prove di comparazione sperimentale, come quelle condotte a Madras dal 1784 al 1815 da Sir William Roxburgh, sia e successivamente a Calcutta, nei giardini della East Indian Company, sia descrivendone la diffusione allo stato spontaneo o la coltivazione nelle differenti parti dell'India da parte delle popolazioni locali.

Secondo Dustan, come riportato dal Dempsey, la fibra di kenaf fu presentata per la prima volta in Europa sul mercato di Londra agli inizi del XX secolo (1901-1902) con il nome di "Bimlipatam jute".
Tale nome prende origine dal villaggio di Bimlipatam ove - come segnalato nel 1910 dai due fratelli Howard, i primi che procederono alla classificazione del kenaf nei cinque fenotipi a tutt'oggi riconosciuti, - era localizzato un impianto di filatura ed una manifattura sacchi con differenti fibre.
La prima fabbrica di sacchi, che abbia utilizzato esclusivamente fibra di kenaf e che secondo il Dempsey restò funzionante fino al 1958, era localizzata a Nellore.

Fonte: "Il kenaf, non solo una nuova materia prima cellulosica" - G. Mignoni